sabato 6 ottobre 2012

Rebel style

Rebel style
 
Tra la fine della seconda Guerra Mondiale e l’elezione di J.F. Kennedy, dopo la bomba atomica in  una società americana già basata su consumismo e conformismo ci fu un grosso cambiamento nel cinema e nella storia del costume moderno maschile: si cominciò a reagire al formalismo dei ‘50 riscoprendo un nuovo codice vestimentario, nasceva così il REBEL STYLE.
L’immagine formale e pulita di Cary Grant, Gary Cooper, Harold Flynn … sempre inpeccabili e sobri, ora veniva contrapposta a quella ruvida, aggressiva, ribelle, dannata di nuovi attori giovani che diventranno poi stelle nel firmamento Hollywoodiano.
Carichi di fascino e mistero stregano dallo schermo e ispirano generazioni ad emularli, pettinarsi come loro, creando così un grosso movimento sociologico: il ribelle con loro non è più demonizzato o rilegato in parti minori,ora diventa se non il protagonista di certo il co-protagonista . Tutt’ora la loro impronta è talmente forte da influenzare il costume moderno e il nostro concetto moderno di “Casual” e “Country”.
Era il momento dei ribelli , della “gioventù bruciata”, sono i cattivi ragazzi che sotto il loro strato ruvido e irraggiungibile nascondono sensibilità e dolcezza: Marlon Brando, James Dean, Paul Newman, Montgomery Clift…
MARLON BRANDO

JAMES DEAN

PAUL NEWMAN

MONTGOMERY CLIFT

Erano certamente tutti carichi di fascino, ed ognuno a modo proprio; ma erano tutti riconoscibili come “Ribelli” per il loro codice vestimentario:
Ecco i capi essenziali per il REBEL STYLE:
Primo fra tutti il jeans
Il termine blue-jeans (o semplicemente jeans) designa propriamente il pantalone con taglio a 5 tasche, di cui le posteriori cucite sopra la stoffa del corpo del pantalone, confezionato con il tessuto denim, un tipo di stoffa robusta un tempo riservata esclusivamente ai lavoratori e che oggi, pur avendo il proprio maggiore impiego nella produzione di questo taglio di pantaloni, non è disdegnata dagli stilisti neanche per il pantalone classico, sempre grazie alla ricerca nel renderlo morbido e duttile.
E’ realizzato in filato di cotone, la trama è di colore bianco o écru e l’ordito di colore blu.
Prima dell’introduzione dei coloranti chimici, il colore blu veniva ricavato dalla pianta isathis tinctoria (conosciuta volgarmente con il nome di “guado”) o dalla pianta indigofera tinctoria, l’indaco.
Nel 1853, l’oro fu scoperto in California: molti uomini vi si recarono per cercare l’oro e diventare ricchi. Levi Strauss vide un’altra opportunità in California e andò a San Francisco: aprì un negozio per vendere oggetti che servivano ai lavoratori e comprò dei canovacci per le tende. Presto scoprì che i lavoratori volevano vestiti, così usò i suoi canovacci per fare dei grembiuli per lavorare. Inizialmente non erano molto resistenti o molto comodi. Strauss provò a farli più comodi usando il denim, un tessuto forte, pesante e blu.
Uno dei suoi clienti, un sarto chiamato Davis, fabbricava anch’egli vestiti con il denim. Davis aveva bisogno di un collega di lavoro e presto Strauss e Davis unirono le proprie forze e il 20 maggio 1873 nacque il jeans denim…
La guerra portò i denim jeans in Europa, i soldati Americani li indossavano quando erano fuori servizio, e divennero una vera moda. Dopo la guerra, Hollywood creò l’immagine dei giovani ribelli che indossavano il denim. I jeans erano alla moda, e presto diventarono l’uniforme dei teenagers Americani. Nel 1958, un giornale disse, “Circa il 90% dei giovani in America indossa i jeans”. Infatti, a quel tempo, i jeans erano banditi da alcune scuole statunitensi perché erano indossati dai “ribelli”.
Nell’immagine qui di lato Madonna sul set del suo video “Papa don’t preach” dove da cattiva ragazza indossa jeans e giubbotto in pelle, ma poi diventa romantica in leggings neri e corpetto nero.
E’ sempre lo stesso video a rendere famosa la scritta “Italians do it better” indossata sull’immancabile giubbotto di pelle 
 







 E ancora il denim nel film” Flashdance” con Jennifer Beals,con i jeans strappati.
Abbinati al la felpa oversize tagliata e con la spalla scoperta diventa il codice degli anni ‘80, della cattiva ragazza. Questa tipo di fela ha fatto scuola rimanendo anche segno distintivo di ballerine cantanti…
Oggi poi è tornato estremamente attuale perdendo la sua valenza sexy/vamp, diventando estremamente glamour!

 Ma poi Il capo che identifica un Bad Boy è anche il giubbotto di pelle.
Questo tipo di giubbotto fu introdotto nel 1928 dalla Schott NYC.
Il primo esempio è Marlon Brando, il protagonista del film del 1953 Il selvaggio, che indossava uno Schott Perfecto 618 (in pelle di cavallo, oggi è fatto di pelle di bue) modificato dalla produzione del film, con il nome (Johnny) ricamato sul cuore e il famoso stemma con il teschio e i pistoni incrociati, verniciato sulla schiena.
Il chiodo (così chiamato in Italia) nelle sue molteplici varianti, è spesso stato associato a diverse subculture che vanno dai biker ai greaser al punk ed alla musica rock, fra gli altri.  Il chiodo è infatti essenzialmente un giubbotto da motociclista (lo dimostrano le molte cerniere a lampo su maniche e tasche, gli automatici sotto l’ampio colletto per evitare che sbatta ad alte velocità, e la cerniera laterale frontale che protegge dalla pioggia e dal vento, grazie alla pattina sottostante). Da un punto di vista stilistico, nella subcultura biker, il chiodo è sempre stato associato alle moto inglesi, più che a quelle americane. Infatti correttamente, la “banda” di Marlon Brando (la B-R-M-C del film Il Selvaggio), i cui membri utilizzavano il chiodo, guidavano Triumph, BSA e Norton (ovviamente modificate e personalizzate), mentre la banda di Chino (interpretato da Lee Marvin) che aveva la prevalenza di moto americane (Harley e Indian), non lo utilizzava. 
Il giubbotto di pelle veniva solitamente indossato dai motociclisti su una maglietta e un paio di jeans con il risvolto (solitamente Levis 501), e gli immancabili stivali Frye, a punta quadrata.
Questo look è mutuato da quello dei Rockers inglesi (anni ‘50 inglesi e americani) e successivamente dai Greasers, che si contraddistinguevano per l’uso della brillantina e dell’ascolto della musica Rock ‘n Roll e successivamente Rockabilly.
Esempio calzante divenne il personaggio di Arthur Fonzarelli (interpretato da Henry Winkler) in Happy Days e i due protagonisti (John Travolta ed Olivia Newton-John) di Grease hanno contribuito a riproporre la moda del giubbotto in pelle da motociclista, anche se è corretto riportare che il modello indossato da Fonzie non fosse un chiodo, ma un normale giubbotto di pelle nera (marrone scuro in alcune puntate).
Nel 2007, la casa motociclistica inglese Triumph ha prodotto un chiodo protettivo per motociclisti, con protezioni amovibili su spalle e gomiti, inserti in reflex e doppie cuciture, per celebrare il personaggio interpretato da Marlon Brando, che guidava proprio una Triumph Thunderbird 6T.
Immancabilenel look del Bad Boy poi è l’anfibio
Sempre del giovane ribelle è  lo stivale direttamente traslato dal mondo del far west americano. Oppure lo stivale da lavoro, forte e resistente, perfetto per la moto.
Anche l’anfibio fa la sua comparsa , da scarpa tecnica e dedicata solo  ai minatori e all’esercito britannico, diventa basilare nel codice vestimentario del Ribelle.
Nel 1901Benjamin Griggs e Septimimus Jones si mettono in società per produrre scarpe, aprendo una ditta a Wollaston, nel Northamptonshire, una contea storicamente nota per le manifatture di scarpe. Inizialmente le scarpe vengono assemblate a mano, la manifattura produce principalmente scarpe  per il lavoro, diventando poi una scarpa da usare sempre con il prototipo creato dal Dr.Martens che dopo grossa fama in Germania si unisce in società con gli inglesi. 
Anche l’anfibio del “Rebel Style” può essere nero o marrone come il giubbotto di pelle, ma purchè sia in pelle vera… si deve sentire l’odore del pellame… Qui nell’immagine un paio di Dr. Martens sviluppato dal l’incontro da Gran Bretagna e Germania, con una suola imbottita brevettata.
Dopo il 1964 i mod ( i principali consumatori di anfibi DR. Martens) cominciano a suddividersi in varie correnti, tra cui gli hard mod, che iniziano a vestirsi in modo più comodo, utilizzando jeans e anfibi. Da essi, nei tardi anni sessanta, si svilupperanno gli skinhead che saranno i primi a fare dei Doctors un simbolo e a sdoganarli da scarpe per lavoratori a simbolo della loro sottocultura.

Nella foto ancora Marlon Brando che indossa una magletta a maniche corte (nel film Un tram che si chiama Desiderio), ci introduce verso l’ultimo capo che contraddistingue il “Rebel Style”: la t-shirt bianca .
  La t-shirt è la maglietta a maniche corte, girocollo e dal taglio del busto dritto che le conferisce la classica sagoma a forma di “T”.
Negli anni quaranta, le Forze armate statunitensi adottarono la maglietta a girocollo come parte della divisa per i propri uomini.
L’uso della maglietta si diffuse quindi largamente in Europa durante la seconda guerra mondiale, ma la diffusione della maglietta come indumento d’abbigliamento, all’infuori dell’utilizzo intimo o da lavoro, si consolidò negli anni cinquanta, quando la moda americana si diffuse nel mondo attraverso il cinema. James Dean o Marlon Brando indossavano sul grande schermo la tipica maglietta bianca a maniche corte sopra un paio di jeans: da quel momento la maglietta entrò definitivamente nella moda contemporanea.
Le magliette a maniche corte indossate dai giovani americani ed europei tra gli anni cinquanta e sessanta erano rigorosamente bianche, ma già alla fine degli anni settanta prese piede la moda di indossare magliette colorate (ad esempio divise di squadre di calcio o di football americano, o semplicemente stampate).
Nel cinema poi si rincorreranno esempi di cattivi ragazzi e di ribelli creando dei veri personaggi, come uno tra tutti Sean Penn, che nel film “At Close Range” e nel precedente  ”Bad Boys”  non fa altro che riproporre il tipico copione del ribelle che però gli calza a pennello, inventando così un personaggio che per lungo tempo gli sarà cucito addosso, avendo arricchito anche la sua vita privata di gesti estremi spesso violenti o comunque rissosi.

Bad Boys
E’ un film del 1983 diretto da Rick Rosenthal con Sean Penn.
Mike O’Brien e Paco Moreno sono due giovanissimi criminali che vivono, in bande rivali, di rapine e spaccio a Chicago. Dopo un tentativo di rapina finita con la morte del fratellino di Paco, Mike viene rinchiuso in un carcere minorile, dove vige un clima di violenza e sopraffazione. Paco, per vendicare la morte del fratellino, violenta e tenta di uccidere CJ, la fidanzata di Mike e, arrestato, finisce nello stesso carcere di Mike. Da lì nasce un duello tra i due nel duello finale Mike vince, ma poi risparmia la vita al nemico.
A distanza ravvicinata (At Close Range) è un film del 1986 diretto da James Foley, e interpretato da Sean Penn e Christopher Walken, ispirato alle gesta del criminale Bruce Johnston Senior.
Il giovane Brad Whitewood Jr. vive in Pennsylvania con la madre ed il fratello Tommy. Molti anni dopo aver lasciato la famiglia, il padre Brad Whitewood Sr. ricompare nella modestissima casa. Ma Brad senior è un criminale, e vuole offrire al figlio l’avviamento al crimine. Brad junior comincia insieme ad amici ed al fratello Tommy a svaligiare per il padre alcuni negozi. Nel frattempo conosce e si innamora di una ragazza di nome Terry. Una notte la banda dei ragazzi viene catturata dalla polizia e viene tenuto in arrestato solo Brad junior. Terry vuol andare a visitare il fidanzato in prigione e Brad senior violenta la ragazza durante il viaggio. Scoppia un profondo odio tra padre e figlio. Brad senior, d’accordo con i suoi loschi compagni, inizia ad uccidere, uno ad uno, i componenti della giovane banda compreso Tommy, nel timore che essi possano parlare. Mentre il giovane tenta di scappare in auto con Terry, per andare a vivere una nuova vita, un killer nell’ombra spara ai due ed uccide Terry. Brad, ferito ma scampato all’attentato, affronta finalmente il padre, lo tiene sotto tiro con una pistola, per poi portarlo alla polizia ed inchiodarlo ai suoi vari delitti.Film incredibilmente crudo e cattivo.
Curiosità:
  • L’attrice Eileen Ryan che interpreta la nonna di Sean e Chris Penn è in realtà la loro madre.
  • Il brano musicale colonna sonora del film Live to Tell è tratto dal’album True Blue di Madonna , di cui Sean Penn era all’epoca il marito.
Alla prossima!!!

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