sabato 29 settembre 2012

Mostre su Marilyn

Marilyn, Bert Stern e Christian Dior
 



Marilyn Monroe, Bert Stern e Christian Dior: un terzetto di gran classe per un servizio fotografico diventato storia, ecco gli ultimi scatti poco prima della sua tragica fine.“Picturing Marilyn”Curata dalla newyorkese Staley–Wise Gallery, l’esposizione ha fatto da preludio fotografico dell’uscita di My week with Marilyn (di cui abbiamo già parlato ad inizio Agosto).
Ad emulare la neo-Marilyn Michelle Williams ci ha provato all’inaugurazione Dree Hemingway, presente con una “delegazione” di socialitè newyorkesi composta, tra gli altri, da Calvin Klein e le colleghe Jessica Stam e Coco Rocha.

All’interno della mostra ci sono molti degli scatti più celebri di Marilyn, alcuni dei quali hanno contribuito a renderla diva tra le dive.




  


  
Le immagini di seguito sono il clou della mostra, alcune delle quali finora rimasti inedite,  sono state scattate nel maggio 1962 e pubblicato sul numero di giugno di Vogue US, l’ultimo di Marilyn.
Protagonista, accanto alla star, un abito di Christian Dior: nero, con gonna e manica lunga, collo a barchetta e profonda scollatura sulla schiena, il modello è stato ricreato dalla maison francese.
La mostra si è tenuta solo dal 10 al 13 Novembre alla Milk Gallery di New York. 
 
 
  
  
  


 
 Mostre II
 

Copyright Museo Ferragamo
Dal 20 giugno 2012 al 28 gennaio 2013 il Museo Salvatore Ferragamo a Firenze ospita una speciale mostra dedicata a Marilyn Monroe…
Bisognerà andarci per forza!

domenica 23 settembre 2012

Il Trench

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Il Trench

Il suo significato deriva letteralmente dal termine “cappotto da trincea”:
agli inizi del ‘900 il Ministero della Guerra inglese ne chiese una fornitura per i soldati a Sir Thomas Burberry, realizzato in gabardine, un tessuto in filato pettinato a tinta unita; i fili così stretti, molto sottili e ritorti, danno come risultato un materiale dalla rigatura sottile ed inclinata, quasi lucido, elegante, adatto a tagli di sartoria.
Thomas Burberry, a capo dell’omonima maison nata nel 1856, non si accontentò della scoperta e rivestì i suoi primi cappotti con una formula segreta che ancora si contende con Mackintosh e Acquascutum il copyright del processo che rende la tela impermeabile.
Da quel momento fu utilizzato dai soldati della Prima e della Seconda Guerra mondiale per ripararsi dalle intemperie ma anche dagli ufficiali inglesi in alta uniforme che lo indossavano per quella sua straordinaria capacità di proteggere dall’umidità.
Anche i soldati di ritorno dal fronte lo portarono nella vita quotidiana e le donne cominciarono a desiderarlo: spalline più pronunciate, lunghezze diverse, versioni più vezzose per compiacere il gusto femminile vennero create da tutte le griffe.
 A fissarlo nell’immaginario collettivo poi, contribuirono il cinema e via via il mondo della moda.
Le prime dive ad amarlo e indossarlo furono Greta Garbo e Bette Davis: la prima, sul set di Destino (1928), lanciò la moda del trench foderato di lana con disegno scozzese, la seconda nel film Schiavo d’Amore (1934) scelse un impermeabile nero legato in vita, cerato.
GRETA GARBO

Una consacrazione, anche se il top venne raggiunto negli anni Quaranta, quando il trench ebbe un vero e proprio boom con l’affermarsi del genere noir e poliziesco nel cinema. Le più grandi star dell’epoca lo resero immortale in pellicole considerate vere e proprie pietre miliari: Humphrey Bogart su tutti, ma prima di lui Joan Fontaine nel capolavoro del maestro del brivido Hitchcock (Rebecca, la prima moglie 1940) renderà celebre un trench bianco cerato e con cintura. Di lì Bogart ne segnò il destino, nell’arco di soli due anni. Tra il ‘41 e il ‘42 il celebre attore lo indossò per le riprese di due intramontabili successi della cinematografia classica: Il Mistero del Falco e Casablanca al fianco di Ingrid Bergman.
CASABLANCA

Da allora l’elenco si è infittito sempre più, passando per Marlene Dietrich in Scandalo Internazionale, dove indossa un trenchcoat color caki legato in vita su un sensuale abito da sera semi-trasparente; poi nel ‘56 la splendida Katherine Hepburn ne La Sottana di Ferro, indossa un trench oversize beige.
Nero era il trench che, nel film Testimone d’accusa (Billy Wilder 1957), avvolgeva Marlene Dietrich  rendendola misteriosa e sensualissima.
MARLENE DIETRICH

Il trench attraversa gli anni, e nei favolosi Sessanta arriva la svolta epocale, con Marilyn Monroe che elevò il trench ad indumento estremamente sensuale, indossandolo in Facciamo l’Amore di George Cukor, abbinato all’immancabile basco nero;
MARILYN MONROE E YVES MONTAND IN FACCIAMO L’AMORE
fu poi grazie ad un’icona d’eleganza come Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, che questo capo conserva a tutt’oggi un posto d’onore tra i must have delle donne di mezzo mondo.
SCENA FINALE DAL FILM COLAZIONE DA TIFFANY

Impossibile elencarli tutti: Peter Sellers senza il suo impermeabile sgualcito non avrebbe dato vita ad un ispettore Closeau tanto indimenticabile ne La Pantera Rosa di Blake Edwards.
PETER SELLERS NELL’ISPETTORE CLOSEU   
 così come Chaterine Deneuve in Bella di Giorno di Bunuel o Meryl Streep nel film Kramer contro Kramer.
MERYL STREEP
 o ancora Harrison Ford in Blade Runner di Ridley Scott, fasciato in un trenchcoat color kaki di bogartiana memoria. Lui a caccia di androidi, l’altro di criminali.
HARRISON FORD
Ma questo indumento amatissimo dalle donne ha valicato anche i confini europei, conquistando l’Oriente: diretta da Wong Kar-Way, nel 2000, la star de In The Mood For Love Maggie Cheung portava un bellissimo trench rosso intenso, fissando un altro punto a favore al raincot più famoso del mondo della moda.
Oggi per indossarlo con charme deve essere decontestualizzato, così da stemperare la sua indiscussa classicità.
Abbinandolo come per caso, dal jeans al tailleur, al leggins con ballerine stile Hepburn, alla gonna in tartan: sarà il dettaglio vincente. Del resto, è questo a rendere un capo intramontabile: quando conquista la scena, e ‘funziona’ con tutto il resto dell’abbigliamento.
MADONNA NEL SUO RECENTE VIDEO INDOSSA TRENCH BURBERRY
EMMA WATSON E’ STATA TESTIMONIAL DI BURBERRY
E come un gioco se avete un vecchio trench impolverato nel vostro Closet (armadio), è proprio arrivato il momento di tirarlo fuori, o di rubarlo alla mamma: è un modello senza tempo che non passa mai di moda! Intanto, aspetto con ansia l’arrivo dell’autunno i primi giorni freddi così da vedervi indossare il vostro trench e poter documentare i vostri abbinamenti con qualche foto. Ecco qualche spunto per l’autunno:

Lady appeal!Tubino corto tinta unita o con mix di colori (così in voga per questo inverno) di Studiostile decolletè con plateaux leggero in tinta scura, una clutch o una handbag tono su tono con la scarpa, foulard al collo oppure, per le più giovani, tra i capelli come fosse un cerchietto o ferma coda da abbinare ai colori del tubino, collants leggeri per le prime giornate fresche. Stile asciutto, per un perfetto equilibrio tra le tonalità neutre del trench e degli accessori e quelle più accese dell’abito, riprese nei piccoli dettagli. Look da giorno senza fronzoli, ma con bijoux vivaci adattabili al’immagine dell’abito; e poi per la sera basta l’aggiunta di qualche luccichio nei punti giusti ed un make up d’effetto!


Paris mood!In favore del comfort e di quel pizzico di snobismo francese :) Boyfriend jeans da giorno, intramontabile marinière in bianco/blu o bianco/nero abbinato a cardigan in lana e viscosa (quindi caldo e leggero di DIVINA), francesina bassa con lacci da brava dandy parigina (Ash), o ginnica in pelle(Bid Street), clutch spaziosa e naturalmente occhialoni da sole anni ‘60, adatti a tutte le stagioni (per essere le nuove Jackie della città).








Colazione con trench da Tiffany!Invidiose di Audrey Hepburn che mangia croissants alle 6 del mattino davanti la vetrina di Tiffany? Timorose dell’abitino nero alla luce del mattino? Basta cercarne uno con qualche pannello colorato, come quello di DIVINA, così l’attenzione non è più su di voi! Il trench nel colore neutro spezza, assieme agli accessori, come sciarpine di seta o fermacapelli. L’occhiale da sole rigorosamente vintage, magari un cat-eye, così come la borsetta, matelassé e vertiginosamente snob. La classica ballerina nera ai piedi dà quel tocco mattinata/pomeriggio, perfetto per ogni occasione, e diventa gioiello nella versione di Sam Edelman.


Rock’n style!Se vi manca Piccadilly Circus ed ascoltate nostalgicamente i bei tempi musicali dei Sex Pistols, o se semplicemente avete voglia di un po’ di borchie per la passeggiata del sabato pomeriggio, il trench completa il look di t-shirt rock e pantaloni attillati, magari indossato aperto, o con cintura annodata. Meglio poi sarebbe la versione borchiata sulle maniche di Burberry (vedi foto sopra di Emma Watson).
Giacchino con micro paillettes e gonna in pelle (entrambi DIVINA). Occhiali modello Ray-Ban, borsa grande in pelle per il giorno, clutch appuntita alla Alexander McQueen per la sera.
 A PRESTO !!!!

venerdì 14 settembre 2012

Il blazer e la giacca maschile
 
Quante parole si sono sprecate per parlare della giacca da uomo e del blazer nella moda e nella storia del costume!
Certo che le differenze nel costruire una giacca maschile o femminile sono davvero tante. E’ il principio basilare che cambia.
Avete mai provato a far mettere ad un uomo una giacca con rever o lancia troppo stretti o particolarmente larghi? Una giacca troppo corta?  Avete provato a fargli indossare una giacca asimmetrica? Se non sono dei tipi un po’ “stilosi”, o che in qualche modo vivono il mondo della moda, non penso ci riusciate facilmente!
Eppure per la donna è tutto possibile, anzi anche più divertente!
Anche se poi pulizia e rigore che sia uomo o donna richiedono sempre proporzioni precise, è forse per questo allora che le donne continuano ad amare il blazer maschile?
E’ per una specie di richiamo ancestrale del maschio?
O solo per emulare uno status quo e porsi alla pari e magari primeggiare per fascino e cervello? 
UNA GIACCA DI ZARA DELLO SCORSO INVERNO MOLTO “STILOSA”
  • Il termine giacca deriva da Jacques, soprannome dato ai contadini che durante le rivolte popolari del XIV secolo in Francia indossavano un vestito corto e dal taglio semplice. Da allora si usa per indicare un qualsiasi indumento apribile che si indossa sopra un indumento.
  • Invece il blazer (dall’inglese to blaze, “brillare”) è un capo di abbigliamento intermedio tra la giacca e il cardigan.  È un tipo di giacca sportiva di tessuto (spesso cotone o fresco-lana), con bottoni metallici e, a volte , con stemma sul taschino.
Questi due termini nella storia del costume possono avere diverse traslazioni a seconda dell’uso specifico che se ne possa fare: Mantella, Redingote, Sahariana, Marsina, Frac, Smoking … Cambiando anche radicalmente il messaggio che emanano e il mood che raccontano.
 DIANE KEATON MASSIMA ESPRESSIONE DELLO STILE ANDROGINO NEL CINEMA NEL FILM IO E ANNIE CON WOODY ALLEN  1977
  
ANCORA LA KEATON AGLI ACADEMY AWARDS OSCAR NEL 2004

Io e Annie” è un film è un film di Woody Allen del 1977.
E’ il film che consacra Allen tra i più grandi registi americani, facendogli vincere 4 premi oscar: Miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, e Diane Keaton vince l’oscar come miglior attrice protagonista.
E’ ritenuto uno dei migliori film di Woody Allen e la summa della commedia americana anni Settanta.
Colmo di spunti autobiografici, ha i suoi irresistibili punti di forza nell’umorismo amaro e scoppiettante della sceneggiatura, nelle acute osservazioni di costume (celeberrima la scena simultanea dai rispettivi psicoanalisti) e nella gestualità patologica degli interpreti
TRAMA:
Il comico Alvy Singer, è un uomo di successo,con due matrimoni falliti alle spalle. Un giorno conosce Annie Hall, una ragazza timida di cui si innamora.
Alvy la incita ad ampliare la propria cultura e Annie segue i suoi consigli, pur rimanendo insicura.
Sessualmente le cose non vanno troppo bene e anche le differenze sociali finiscono per pesare.
Durante un concerto, Annie viene notata da un produttore e la cosa fa ingelosire Alvy.
Con l’aiuto della psicanalisi, Annie cresce e decide di interrompere il rapporto con Alvy, ma poi i due partono insieme per la California.
Qui Annie ritrova il discografico che aveva promesso di lanciarla e Alvy rimane solo.
Tornato a New York, decide di scrivere una commedia sulla loro storia d’amore durata quasi un anno e del loro rapporto, cercando di capire quali siano i problemi sviluppati già durante l’infanzia (depressione, nevrosi) e se possano essere stati complici della fine della loro storia.
Alvy spiega l’evoluzione del loro amore, dalle prime fasi di felicità al deterioramento, fino alla definitiva rottura.
Il lieto fine è però opera di fantasia: Annie torna in città e intreccia una serena amicizia con l’ex-fidanzato.
Lo stile Maschile nel femminile, ha un’origine piuttosto datata, credo risalga agli anni ‘20, quando nasce la Garçonne di Mademoiselle Coco Chanel, che avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo della donna rendendola più pratica e meno “donna”, non privandola comunque del suo lato femminile. E’ quindi ancora Chanel che trasmette alla donna il suo stile: pantaloni, giacca, cravatta; i capelli divengono corti e questa diviene la tendenza del momento, tutte le donne di stile vestivano così, alla garçonne. Precedentemente a questa data si erano già verificati fenomeni di emancipazione femminile, nel 1910 con il Comitato Pro-Suffragio di Anna Kuliscioff per esempio.
Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘40 (gli anni ‘50 sono stati molto femminili e couture), la donna inizia a pensare di vestirsi come un uomo, per sembrare come lui o per una questione di stile? Inizia a crearsi ciò che oggi chiamiamo stile androgino.
MERYL STREEP NE IL DIAVOLO VESTE PRADA 2006
Ma a noi in realtà interessa il fil rouge che unisce cinema e moda:
Pantaloni sformati, giacche dal taglio maschile, camicie bianche con maniche arrotolate, gilet da gentleman… da sempre hanno sottolineato lo stile e l’immagine di grandi attrici che hanno prediletto così lo stile androgino.  In un certo senso questa scelta di uno stile rigoroso e maschile voleva sottolineare una sorta di definitiva presa di coscienza delle donne e di quanto le regole di attrazione ta i sessi fossero definitivamnete cambiate.
Il successo della giacca maschile destrutturata e trasformata da donna è la trovata di Giorgio Armani (di cui più avanti parleremo ancora) che ne fa un suo cavallo di battaglia, continuando tutt’oggi ad interprertarne nuove versioni, dichiarando:
“ Una donna in un cappotto maschile che cammina per strada è molto più sensuale di una in abito da sera”.
Collezione inizio anni ‘90 di Giorgio Armani
E la giacca dal taglio maschile diventa così negli anni ‘80 l’uniforme della donna di successo che deve dimostrare di essere al pari dell’uomo. E se poi sa giocare con il fascino sa anche giocarcon la tentazione ostentando indumenti intimi accendendo le più varie fantasie sessuali. E’ tutto quello che succede in Working Girl, tradotto letteralmente in Italia con:
“Una donna in Carriera”


LOCANDINA DEL FILM WORKING GIRL – UNA DONNA IN CARRIERA
Working girl è in un certo senso il film cult di questo desiderio di rivalsa del mondo femminile, nel tentativo di ritagliarsi un posto proprio entrando nel vortice dello sgomitamento tra uomini e donne, per un posto di lavoro.
Era il periodo durante il quale le prevaricazioni scottavano ancora, in cui era forte il bisogno di denuncia, in uno scenario in cui Bob (Kevin Spacey) poteva farti incazzare invitandoti ad un colloquio di lavoro nella sua limousine con tutti i “comfort” del caso, in cui i capi maschi erano giustamente raffigurati come dei papponi. Un mondo in cui Jack (Harrison Ford), che sta anni luce avanti, ti tratta come una collega e non come una Monica Lewinsky qualunque, salvo poi scoprire che sei la segretaria della sua auto-imposta fidanzata.
Alcuni citazioni:
“Vesti male e noteranno il vestito, vesti impeccabilmente e noteranno la donna. Coco Chanel” citata da Katarine.
“Ho un cervello per gli affari ed un corpo per il peccato. Ci trovi qualcosa da ridire…?” Tess.
“Mai tagliare i ponti! Oggi giovane coglione, domani socio riccone…”, sempre Katarine.
“Lei qui è l’unica donna vestita da donna, e che non ha pensato a come si sarebbe vestito un uomo, se fosse stato una donna…”, Jack.
… e così via.
 Working girl è una commedia, ribadiamolo, ma è una di quelle che lascia il segno, se la guardi. Forse non ha contribuito a cambiare di una virgola, lo stato delle cose, e risulta anche un po’ lagnoso nel tentativo di dimostrare che se una donna, in affari, si comporta come un uomo, fallisce miseramente. Eppure seguire Tess (che è l’unica – in un mondo di segretarie – a farcela), mentre ce la fa senza sfigurare il suo essere donna, è avvincente ed emozionante
MARLENE DIETRICH IN ABITI MASCHILI FINE ANNI ‘20
MARLENE DIETRICH,FILM  MAROCCO, 1930
Diverse sono le modelle e attrici, d’eccezione e non, che hanno posato in abiti maschili, da Marlene Dietrech  ad Amelia Eahrart che viene ritratta da  Edward Steichen in abiti completamente maschili, anche  Man Ray, fotografo/artista di punta negli anni ruggenti fotografa la moglie in abiti maschili,  Katharine Hepburn che interpreta una donna pilota sovietica ne la sottana di ferro.Ed è effettivamente lei il prototipo dello stile androgino e del fascino della giacca maschile indossata con femminilità ed eleganza.
KATHARINE HEPBURN CON GIACCA E PANTALONI MASCHILI

Negli anni sessanta  Yves Saint Laurent (che fu assistente di Christian Dior) inventa il Tuxedo da donna, aveva le stesse caratteristiche dello smocking da uomo, ma con una vestibilità femminile.
Lo stile maschile nel femminile è stato determinato per sempre da questa invenzione che diede alla donna un’aura intrigante e sexy, come -forse- non lo era mai stata.
Alla fine degli anni sessanta altre icone iniziano a posare in abiti maschili, una di esse è Twiggy, modella per eccellenza in quel decennio, che venne fotografata in completo giacca-pantalone gessato con camicia bianca.
Negli anni settanta esplode il boom di questa moda, diversi fotografi si focalizzano su questo mood,  Helmut Newton ne è uno dei capostipiti, egli fotografa donne in diverse ambientazioni, tra le quali Berlino, come a rievocare il film Il portiere di notte di Liliana Cavani (in cui Charlotte Rampling veste i panni di una ebrea perseguitata durante il nazismo.
La sua immagine con il berretto lucido da ufficiale delle Schutzstaffeln, lunghi guanti di pelle nera e le bretelle sopra il seno nudo fa il giro del mondo, ma Charlotte rifugge dall’improvvisa popolarità di quel ruolo, temendo di essere imprigionata sotto un’etichetta di “regina della perversione”).
LOCANDINA DE IL PORTIERE DI NOTTE
Quelle di Newton sono donne che ricordano la fèmme fatale, la camicia pian piano si sbottona e allo stile maschile viene data un’allure femminile, quasi a far percepire un contrasto tra il gioco dei sessi, su uno sfondo sempre bianco e nero. Tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta lo stile maschile abbandona le righe e i gessati per dare spazio a fantasie: optical, animalier, polka dots, striscie e qualsiasi cosa di grafico di potesse essere, tutto estremamente pulito e lineare, sintetizzato in abiti elegantissimi, contrapposti a damaschi e velluti sempre balck&white.
Stilisti come  Giorgio Armani (vedi anche sopra) consacrano questo stile: la donna è in tailleur, è donna d’affari, è imprenditrice; lavora in banca, ricopre posizioni manageriali importanti. Anche Valentino dà un messaggio simile creando però una giacca più asciutta e avvitata, molto femminile e smilza. C’è da quel momento l’uso di una manica a guanto con la spalla molto stondata (che verrà appunto chiamata manica valentino), lui realizza la campagna pubblicitaria p/e 1983, dove riprende una Bambola bionda più levigata di Lana Turner (cit.) ispirandosi al film il bruto e la bella, la modella indossa una giacca-tuxedo interamente ricamata di paillettes bianche e nere che formano un gioco di pois tridimensionali, il cappotto è maschile al 99% in grisaglia sale e pepe con grosse spalline , al collo un foulard a stelle e pois dona femminilità.
Diversi sono gli stilisti che propongono questo tema nella moda, da Yamamoto a Watanabe a Gaultier a McQueen. La donna è uomo e l’uomo talvolta inizia a diventare un po’ più donna (questo però verso gli anni ‘90).
Anche Dolce & Gabbana oggi nelle ultime sfilate propone il tema anni ‘80, la donna è sempre più androgina, con variazioni su tema: dalla discodance con paillettes superglamour allo sprizzo romantico di pizzi e merletti.
 La giacca è  quindi entrata a far parte del guardaroba femminile, cambiano le forme (giacche più lunghe, corte, smilze, strette… da abbinare a pantaloni a vita bassa, alta, altissima, palazzo, a zampa o capri) ma la giacca ormai è un capo che la donna nel suo guardaroba trova immancabile!
Alla prossima….

mercoledì 12 settembre 2012

Il tubino nero

IL TUBINO NERO
Che c’è di meglio di cui parlare?

L’ abitino nero nato nel ‘26 dall’intuizione di Coco Chanel, diventò il simbolo dello chic più raffinato, unendo semplicità ed eleganza, fin da subito.
E ovviamente lo star system lo fece subito suo.
“Fare Sheherazade è facile.
Fare un tubino nero è difficilissimo”
(Coco Chanel, parlando del suo rivale Paul Poiret)

Christian Dior diceva che una donna può indossare lo stesso abitino nero per diverse occasioni, ma sarà l’accessorio giusto (scarpe, borse, foulard, pashmine…gioielli) a renderlo da giorno, pomeriggio o sera.

Qui sopra Colazione da Tiffany(Blake Edwards 1961) con una spumeggiante Audrey Hepburn, il suo fascino e la sua eleganza hanno fatto scuola :
” Uscii dal pianerottolo e mi sporsi dalla balaustra, quel tanto che bastava per vedere senza essere visto. Era ancora sulle scale, ora aveva raggiunto il mezzanino, e i colori chiassosi dei suoi capelli da ragazzino, a ciocche fulve, venati di biondo albino e di giallo, riflettevano la luce della lampada. Era una sera calda, quasi estiva, lei indossava un abito nero aderente e fresco, portava sandali neri e una collana di perle. Nonostante la sua elegante snellezza, aveva l’aria sana di chi vive di latte e si lava conl’acqua e il sapone. Aveva le guance di un rosa acceso, la bocca grande e il naso all’insù. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi. Aveva un viso che, pur avendo superato la fanciullezza, non era ancora quello di una donna. Pensai che poteva avere qualsiasi età tra i sedici e i tenta; come scoprii più tardi mancavano pochi mesi al suo diciannovesimo compleanno”.
Con una descrizione così chi non avrebbe immaginato la Hepburn come unica possibile protagonista per la pellicola?
Trama del film
Holly Golightly vive a New York, sola con un gatto senza nome, e si considera “in transito”. Giovane, bella, elegantissima, frequenta i locli alla moda e si fa mantenere da uomini cui offre la compagnia di una sera. Provvede a lei anche un anziano galeotto detenuto a Sing Sing. Sally Tomato, cui Holly fa visita ogni settimana, per riceverne strane informazioni metereologiche che poi passa all’avvocato di Tomato. Questa è la sua vita: quando e prende la malinconia (che chiama “mean reds” in italiano “paturnie”), nulla può rasserenarla se non una visita negli spazi ovattati della gioielleria Tiffany. Nell’appartamento sopra il suo va a vivere un attraente giovane scrittore Paul Varjk (George Peppard), a sua volta sostenuto nella sua vocazione letteraria d una ricca donna sposata, che lui presenta come sua arredatrice. Holly e Paul entrano subito in sintonia in una intimità carica di attrazione, senza che però nessuno dei due rinunci ale sue abitudini. Holly ha in mente di procurarsi un marito ricco (come succede spesso nella commedia americana ex: “Gli uomini preferiscono le bionde” o come “Come sposare un milionario”), per sistemare finalmente se stessa e Fred, un fratellino che s’è lasciata alle spalle e definisce ” Dolce, vago e tanto lento”. E’ l’unico spiraglio della sua vita passata che lascia trapelare, finchè dal Texas non arriva un uomo mite e anziano, Doc Golihtly, che si dice il marito abbandonato da Holly e vuole riortarla con sè: la aveva sposata quando lei aveva quattordici anni e si chiamava Lula Mae, ed era una creatura randagia e spaventata. Con le lacrime agli occhi Holly spiega a Doc di essere ormai una donna diversa e che non tornerà mai più con lui. Paul e Holly ubriaca si scambiano secche battute sui rispettivi modi di vivere, poi la mattina seguente fanno pace andando a fare cose mai fatte, quindi trascorrono poi la prima notte insieme. Quindi Paul dice addio alla sua protettrice e ricomincia a scrivere, mentre Holly si impone di ristabilire le distanze e agguanta un Fazendero brasiliano che le fa una vaga proposta di matrimonio e le propone di andare in Brasile con lui. Paul nel frattempo si è trasferito e si rivedono per un pranzo d’addio: al ritorno però li blocca la polizia che ha scoperto il modo in cui Tomato per il suo traffico di stupefacenti usasse la povera Holly. Riesce a scagionarsi, ma viene abbandonata dal brasiliano timoroso di scandali. Quindi delusa Holly sale su un taxi con Paul, sa che New York è terra bruciata e vorrebbe ancora prendere l’aereo per il Brasile, per cominciare una nuova vita… ferma il taxi e a forza fa scendere il gatto, consegnando alla libertà e alla pioggia battente; dopo averle ripetuto che la ama, e averle gettato in grembo l’astuccio con l’anello inciso da Tiffany, anche Paul se ne va.
Holly si ferma a pensare, poi lentamente infila l’anello, scende dal taxi, corre verso il punto dove ha lasciato il gatto, che già paul sta cercando, lo chiama affannosamente, angosciosamente, e infine lo ritrova. Arresa all’amore e all’idea che a qualcuno si deve appartenere, Holly stringendo il gatto, si stringe a Paul sotto la pioggia baciandosi.  

Ci sono tanti film e attrici che nel cinema hanno sfoggiato tubini rendendoli storici:
  • Marilyn Monroe  in “A qualcuno piace caldo”
  • Jayne Mansfield in “Il gangster cerca moglie”
  • Jeanne Moreau in ” Les Amans”
  • Shirley Mc Laine in “Il prezzo del successo”
  • Audrey Hepburn in “Sabrina” e ancora in “Colazione da Tiffany”
  • E anche la modernissima Sarah Jessica Parker in “Sex and the City” (vedi foto)
E via così in migliaia di pellicole…
Ma il tubino non è presente solo nella storia del cinema classico o più moderno, ma ritorna sempre nelle passerelle, rivisitato o proposto con nuovi dettagli e soluzioni stilistiche; tessuti impropri, diversi o inaspettati… Per questo inverno AI 2012-13  Dolce & Gabbana propongono sagomatissimi tubini in tulle o in pizzo;  Jil Sander invece propone i suoi tubini rivisitati con pannelli in pelle o con intarzi di vari tessuti…(vedi foto sotto)…. e poi sono migliaia le versioni in commercio!

Ecco una carrellata veloce di tubini delle varie aziende
Anche nelle cose più semplici adoro Alexander Mc Queen
Comunque sia, l’importante è divertirsi e sentirsi a proprio agio con il capo scelto; va considerato che un tubino ti veste sempre ma comunque rimane quasi una tela basica da riempire e decorare con tutto ciò che più vi diverte!
A Studiostile noi il tubino lo facciamo sempre e  lo presentiamo con delle piccole morbidezze o piegoni sul fianco e due piccole pieghe sullo scollo (vedi foto sotto). Ma presto arriverà la nuova versione per l’autunno 2012
Pe r chiudere riporto un paio di  frasi scambiate tra Coco Chanel e Paul Poiret proprio alla abitudine di lei di indossare il tubino nero:
“Ma signora per chi siete in lutto, vestita così?”, e la risposta sagace fu:
“Per voi monsieur!”
Ciao alla prossima!