IL TUBINO NERO
Che c’è di meglio di cui parlare?
L’ abitino nero nato nel ‘26 dall’intuizione di Coco Chanel, diventò il simbolo dello chic più raffinato, unendo semplicità ed eleganza, fin da subito.
E ovviamente lo star system lo fece subito suo.
Christian Dior diceva che una donna può indossare lo stesso abitino nero per diverse occasioni, ma sarà l’accessorio giusto (scarpe, borse, foulard, pashmine…gioielli) a renderlo da giorno, pomeriggio o sera.
Ci sono tanti film e attrici che nel cinema hanno sfoggiato tubini rendendoli storici:
E ovviamente lo star system lo fece subito suo.
“Fare Sheherazade è facile.
Fare un tubino nero è difficilissimo”
(Coco Chanel, parlando del suo rivale Paul Poiret)
Fare un tubino nero è difficilissimo”
(Coco Chanel, parlando del suo rivale Paul Poiret)
Qui sopra Colazione da Tiffany(Blake Edwards 1961) con una spumeggiante Audrey Hepburn, il suo fascino e la sua eleganza hanno fatto scuola :
” Uscii dal pianerottolo e mi sporsi dalla balaustra, quel tanto che bastava per vedere senza essere visto. Era ancora sulle scale, ora aveva raggiunto il mezzanino, e i colori chiassosi dei suoi capelli da ragazzino, a ciocche fulve, venati di biondo albino e di giallo, riflettevano la luce della lampada. Era una sera calda, quasi estiva, lei indossava un abito nero aderente e fresco, portava sandali neri e una collana di perle. Nonostante la sua elegante snellezza, aveva l’aria sana di chi vive di latte e si lava conl’acqua e il sapone. Aveva le guance di un rosa acceso, la bocca grande e il naso all’insù. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi. Aveva un viso che, pur avendo superato la fanciullezza, non era ancora quello di una donna. Pensai che poteva avere qualsiasi età tra i sedici e i tenta; come scoprii più tardi mancavano pochi mesi al suo diciannovesimo compleanno”.
Con una descrizione così chi non avrebbe immaginato la Hepburn come unica possibile protagonista per la pellicola?
” Uscii dal pianerottolo e mi sporsi dalla balaustra, quel tanto che bastava per vedere senza essere visto. Era ancora sulle scale, ora aveva raggiunto il mezzanino, e i colori chiassosi dei suoi capelli da ragazzino, a ciocche fulve, venati di biondo albino e di giallo, riflettevano la luce della lampada. Era una sera calda, quasi estiva, lei indossava un abito nero aderente e fresco, portava sandali neri e una collana di perle. Nonostante la sua elegante snellezza, aveva l’aria sana di chi vive di latte e si lava conl’acqua e il sapone. Aveva le guance di un rosa acceso, la bocca grande e il naso all’insù. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi. Aveva un viso che, pur avendo superato la fanciullezza, non era ancora quello di una donna. Pensai che poteva avere qualsiasi età tra i sedici e i tenta; come scoprii più tardi mancavano pochi mesi al suo diciannovesimo compleanno”.
Con una descrizione così chi non avrebbe immaginato la Hepburn come unica possibile protagonista per la pellicola?
Trama del film
Holly Golightly vive a New York, sola con un gatto senza nome, e si considera “in transito”. Giovane, bella, elegantissima, frequenta i locli alla moda e si fa mantenere da uomini cui offre la compagnia di una sera. Provvede a lei anche un anziano galeotto detenuto a Sing Sing. Sally Tomato, cui Holly fa visita ogni settimana, per riceverne strane informazioni metereologiche che poi passa all’avvocato di Tomato. Questa è la sua vita: quando e prende la malinconia (che chiama “mean reds” in italiano “paturnie”), nulla può rasserenarla se non una visita negli spazi ovattati della gioielleria Tiffany. Nell’appartamento sopra il suo va a vivere un attraente giovane scrittore Paul Varjk (George Peppard), a sua volta sostenuto nella sua vocazione letteraria d una ricca donna sposata, che lui presenta come sua arredatrice. Holly e Paul entrano subito in sintonia in una intimità carica di attrazione, senza che però nessuno dei due rinunci ale sue abitudini. Holly ha in mente di procurarsi un marito ricco (come succede spesso nella commedia americana ex: “Gli uomini preferiscono le bionde” o come “Come sposare un milionario”), per sistemare finalmente se stessa e Fred, un fratellino che s’è lasciata alle spalle e definisce ” Dolce, vago e tanto lento”. E’ l’unico spiraglio della sua vita passata che lascia trapelare, finchè dal Texas non arriva un uomo mite e anziano, Doc Golihtly, che si dice il marito abbandonato da Holly e vuole riortarla con sè: la aveva sposata quando lei aveva quattordici anni e si chiamava Lula Mae, ed era una creatura randagia e spaventata. Con le lacrime agli occhi Holly spiega a Doc di essere ormai una donna diversa e che non tornerà mai più con lui. Paul e Holly ubriaca si scambiano secche battute sui rispettivi modi di vivere, poi la mattina seguente fanno pace andando a fare cose mai fatte, quindi trascorrono poi la prima notte insieme. Quindi Paul dice addio alla sua protettrice e ricomincia a scrivere, mentre Holly si impone di ristabilire le distanze e agguanta un Fazendero brasiliano che le fa una vaga proposta di matrimonio e le propone di andare in Brasile con lui. Paul nel frattempo si è trasferito e si rivedono per un pranzo d’addio: al ritorno però li blocca la polizia che ha scoperto il modo in cui Tomato per il suo traffico di stupefacenti usasse la povera Holly. Riesce a scagionarsi, ma viene abbandonata dal brasiliano timoroso di scandali. Quindi delusa Holly sale su un taxi con Paul, sa che New York è terra bruciata e vorrebbe ancora prendere l’aereo per il Brasile, per cominciare una nuova vita… ferma il taxi e a forza fa scendere il gatto, consegnando alla libertà e alla pioggia battente; dopo averle ripetuto che la ama, e averle gettato in grembo l’astuccio con l’anello inciso da Tiffany, anche Paul se ne va.
Holly Golightly vive a New York, sola con un gatto senza nome, e si considera “in transito”. Giovane, bella, elegantissima, frequenta i locli alla moda e si fa mantenere da uomini cui offre la compagnia di una sera. Provvede a lei anche un anziano galeotto detenuto a Sing Sing. Sally Tomato, cui Holly fa visita ogni settimana, per riceverne strane informazioni metereologiche che poi passa all’avvocato di Tomato. Questa è la sua vita: quando e prende la malinconia (che chiama “mean reds” in italiano “paturnie”), nulla può rasserenarla se non una visita negli spazi ovattati della gioielleria Tiffany. Nell’appartamento sopra il suo va a vivere un attraente giovane scrittore Paul Varjk (George Peppard), a sua volta sostenuto nella sua vocazione letteraria d una ricca donna sposata, che lui presenta come sua arredatrice. Holly e Paul entrano subito in sintonia in una intimità carica di attrazione, senza che però nessuno dei due rinunci ale sue abitudini. Holly ha in mente di procurarsi un marito ricco (come succede spesso nella commedia americana ex: “Gli uomini preferiscono le bionde” o come “Come sposare un milionario”), per sistemare finalmente se stessa e Fred, un fratellino che s’è lasciata alle spalle e definisce ” Dolce, vago e tanto lento”. E’ l’unico spiraglio della sua vita passata che lascia trapelare, finchè dal Texas non arriva un uomo mite e anziano, Doc Golihtly, che si dice il marito abbandonato da Holly e vuole riortarla con sè: la aveva sposata quando lei aveva quattordici anni e si chiamava Lula Mae, ed era una creatura randagia e spaventata. Con le lacrime agli occhi Holly spiega a Doc di essere ormai una donna diversa e che non tornerà mai più con lui. Paul e Holly ubriaca si scambiano secche battute sui rispettivi modi di vivere, poi la mattina seguente fanno pace andando a fare cose mai fatte, quindi trascorrono poi la prima notte insieme. Quindi Paul dice addio alla sua protettrice e ricomincia a scrivere, mentre Holly si impone di ristabilire le distanze e agguanta un Fazendero brasiliano che le fa una vaga proposta di matrimonio e le propone di andare in Brasile con lui. Paul nel frattempo si è trasferito e si rivedono per un pranzo d’addio: al ritorno però li blocca la polizia che ha scoperto il modo in cui Tomato per il suo traffico di stupefacenti usasse la povera Holly. Riesce a scagionarsi, ma viene abbandonata dal brasiliano timoroso di scandali. Quindi delusa Holly sale su un taxi con Paul, sa che New York è terra bruciata e vorrebbe ancora prendere l’aereo per il Brasile, per cominciare una nuova vita… ferma il taxi e a forza fa scendere il gatto, consegnando alla libertà e alla pioggia battente; dopo averle ripetuto che la ama, e averle gettato in grembo l’astuccio con l’anello inciso da Tiffany, anche Paul se ne va.
Holly si ferma a pensare, poi lentamente infila l’anello, scende dal taxi, corre verso il punto dove ha lasciato il gatto, che già paul sta cercando, lo chiama affannosamente, angosciosamente, e infine lo ritrova. Arresa all’amore e all’idea che a qualcuno si deve appartenere, Holly stringendo il gatto, si stringe a Paul sotto la pioggia baciandosi.
Ci sono tanti film e attrici che nel cinema hanno sfoggiato tubini rendendoli storici:
- Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”
- Jayne Mansfield in “Il gangster cerca moglie”
- Jeanne Moreau in ” Les Amans”
- Shirley Mc Laine in “Il prezzo del successo”
- Audrey Hepburn in “Sabrina” e ancora in “Colazione da Tiffany”
- E anche la modernissima Sarah Jessica Parker in “Sex and the City” (vedi foto)
E via così in migliaia di pellicole…
Ma il tubino non è presente solo nella storia del cinema classico o più moderno, ma ritorna sempre nelle passerelle, rivisitato o proposto con nuovi dettagli e soluzioni stilistiche; tessuti impropri, diversi o inaspettati… Per questo inverno AI 2012-13 Dolce & Gabbana propongono sagomatissimi tubini in tulle o in pizzo; Jil Sander invece propone i suoi tubini rivisitati con pannelli in pelle o con intarzi di vari tessuti…(vedi foto sotto)…. e poi sono migliaia le versioni in commercio!
Ma il tubino non è presente solo nella storia del cinema classico o più moderno, ma ritorna sempre nelle passerelle, rivisitato o proposto con nuovi dettagli e soluzioni stilistiche; tessuti impropri, diversi o inaspettati… Per questo inverno AI 2012-13 Dolce & Gabbana propongono sagomatissimi tubini in tulle o in pizzo; Jil Sander invece propone i suoi tubini rivisitati con pannelli in pelle o con intarzi di vari tessuti…(vedi foto sotto)…. e poi sono migliaia le versioni in commercio!
Ecco una carrellata veloce di tubini delle varie aziende
Anche nelle cose più semplici adoro Alexander Mc Queen
Comunque sia, l’importante è divertirsi e sentirsi a proprio agio con il capo scelto; va considerato che un tubino ti veste sempre ma comunque rimane quasi una tela basica da riempire e decorare con tutto ciò che più vi diverte!
A Studiostile noi il tubino lo facciamo sempre e lo presentiamo con delle piccole morbidezze o piegoni sul fianco e due piccole pieghe sullo scollo (vedi foto sotto). Ma presto arriverà la nuova versione per l’autunno 2012
Pe r chiudere riporto un paio di frasi scambiate tra Coco Chanel e Paul Poiret proprio alla abitudine di lei di indossare il tubino nero:
“Ma signora per chi siete in lutto, vestita così?”, e la risposta sagace fu:
“Per voi monsieur!”
“Ma signora per chi siete in lutto, vestita così?”, e la risposta sagace fu:
“Per voi monsieur!”
Ciao alla prossima!