venerdì 14 settembre 2012

Il blazer e la giacca maschile
 
Quante parole si sono sprecate per parlare della giacca da uomo e del blazer nella moda e nella storia del costume!
Certo che le differenze nel costruire una giacca maschile o femminile sono davvero tante. E’ il principio basilare che cambia.
Avete mai provato a far mettere ad un uomo una giacca con rever o lancia troppo stretti o particolarmente larghi? Una giacca troppo corta?  Avete provato a fargli indossare una giacca asimmetrica? Se non sono dei tipi un po’ “stilosi”, o che in qualche modo vivono il mondo della moda, non penso ci riusciate facilmente!
Eppure per la donna è tutto possibile, anzi anche più divertente!
Anche se poi pulizia e rigore che sia uomo o donna richiedono sempre proporzioni precise, è forse per questo allora che le donne continuano ad amare il blazer maschile?
E’ per una specie di richiamo ancestrale del maschio?
O solo per emulare uno status quo e porsi alla pari e magari primeggiare per fascino e cervello? 
UNA GIACCA DI ZARA DELLO SCORSO INVERNO MOLTO “STILOSA”
  • Il termine giacca deriva da Jacques, soprannome dato ai contadini che durante le rivolte popolari del XIV secolo in Francia indossavano un vestito corto e dal taglio semplice. Da allora si usa per indicare un qualsiasi indumento apribile che si indossa sopra un indumento.
  • Invece il blazer (dall’inglese to blaze, “brillare”) è un capo di abbigliamento intermedio tra la giacca e il cardigan.  È un tipo di giacca sportiva di tessuto (spesso cotone o fresco-lana), con bottoni metallici e, a volte , con stemma sul taschino.
Questi due termini nella storia del costume possono avere diverse traslazioni a seconda dell’uso specifico che se ne possa fare: Mantella, Redingote, Sahariana, Marsina, Frac, Smoking … Cambiando anche radicalmente il messaggio che emanano e il mood che raccontano.
 DIANE KEATON MASSIMA ESPRESSIONE DELLO STILE ANDROGINO NEL CINEMA NEL FILM IO E ANNIE CON WOODY ALLEN  1977
  
ANCORA LA KEATON AGLI ACADEMY AWARDS OSCAR NEL 2004

Io e Annie” è un film è un film di Woody Allen del 1977.
E’ il film che consacra Allen tra i più grandi registi americani, facendogli vincere 4 premi oscar: Miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, e Diane Keaton vince l’oscar come miglior attrice protagonista.
E’ ritenuto uno dei migliori film di Woody Allen e la summa della commedia americana anni Settanta.
Colmo di spunti autobiografici, ha i suoi irresistibili punti di forza nell’umorismo amaro e scoppiettante della sceneggiatura, nelle acute osservazioni di costume (celeberrima la scena simultanea dai rispettivi psicoanalisti) e nella gestualità patologica degli interpreti
TRAMA:
Il comico Alvy Singer, è un uomo di successo,con due matrimoni falliti alle spalle. Un giorno conosce Annie Hall, una ragazza timida di cui si innamora.
Alvy la incita ad ampliare la propria cultura e Annie segue i suoi consigli, pur rimanendo insicura.
Sessualmente le cose non vanno troppo bene e anche le differenze sociali finiscono per pesare.
Durante un concerto, Annie viene notata da un produttore e la cosa fa ingelosire Alvy.
Con l’aiuto della psicanalisi, Annie cresce e decide di interrompere il rapporto con Alvy, ma poi i due partono insieme per la California.
Qui Annie ritrova il discografico che aveva promesso di lanciarla e Alvy rimane solo.
Tornato a New York, decide di scrivere una commedia sulla loro storia d’amore durata quasi un anno e del loro rapporto, cercando di capire quali siano i problemi sviluppati già durante l’infanzia (depressione, nevrosi) e se possano essere stati complici della fine della loro storia.
Alvy spiega l’evoluzione del loro amore, dalle prime fasi di felicità al deterioramento, fino alla definitiva rottura.
Il lieto fine è però opera di fantasia: Annie torna in città e intreccia una serena amicizia con l’ex-fidanzato.
Lo stile Maschile nel femminile, ha un’origine piuttosto datata, credo risalga agli anni ‘20, quando nasce la Garçonne di Mademoiselle Coco Chanel, che avrebbe rivoluzionato per sempre il mondo della donna rendendola più pratica e meno “donna”, non privandola comunque del suo lato femminile. E’ quindi ancora Chanel che trasmette alla donna il suo stile: pantaloni, giacca, cravatta; i capelli divengono corti e questa diviene la tendenza del momento, tutte le donne di stile vestivano così, alla garçonne. Precedentemente a questa data si erano già verificati fenomeni di emancipazione femminile, nel 1910 con il Comitato Pro-Suffragio di Anna Kuliscioff per esempio.
Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘40 (gli anni ‘50 sono stati molto femminili e couture), la donna inizia a pensare di vestirsi come un uomo, per sembrare come lui o per una questione di stile? Inizia a crearsi ciò che oggi chiamiamo stile androgino.
MERYL STREEP NE IL DIAVOLO VESTE PRADA 2006
Ma a noi in realtà interessa il fil rouge che unisce cinema e moda:
Pantaloni sformati, giacche dal taglio maschile, camicie bianche con maniche arrotolate, gilet da gentleman… da sempre hanno sottolineato lo stile e l’immagine di grandi attrici che hanno prediletto così lo stile androgino.  In un certo senso questa scelta di uno stile rigoroso e maschile voleva sottolineare una sorta di definitiva presa di coscienza delle donne e di quanto le regole di attrazione ta i sessi fossero definitivamnete cambiate.
Il successo della giacca maschile destrutturata e trasformata da donna è la trovata di Giorgio Armani (di cui più avanti parleremo ancora) che ne fa un suo cavallo di battaglia, continuando tutt’oggi ad interprertarne nuove versioni, dichiarando:
“ Una donna in un cappotto maschile che cammina per strada è molto più sensuale di una in abito da sera”.
Collezione inizio anni ‘90 di Giorgio Armani
E la giacca dal taglio maschile diventa così negli anni ‘80 l’uniforme della donna di successo che deve dimostrare di essere al pari dell’uomo. E se poi sa giocare con il fascino sa anche giocarcon la tentazione ostentando indumenti intimi accendendo le più varie fantasie sessuali. E’ tutto quello che succede in Working Girl, tradotto letteralmente in Italia con:
“Una donna in Carriera”


LOCANDINA DEL FILM WORKING GIRL – UNA DONNA IN CARRIERA
Working girl è in un certo senso il film cult di questo desiderio di rivalsa del mondo femminile, nel tentativo di ritagliarsi un posto proprio entrando nel vortice dello sgomitamento tra uomini e donne, per un posto di lavoro.
Era il periodo durante il quale le prevaricazioni scottavano ancora, in cui era forte il bisogno di denuncia, in uno scenario in cui Bob (Kevin Spacey) poteva farti incazzare invitandoti ad un colloquio di lavoro nella sua limousine con tutti i “comfort” del caso, in cui i capi maschi erano giustamente raffigurati come dei papponi. Un mondo in cui Jack (Harrison Ford), che sta anni luce avanti, ti tratta come una collega e non come una Monica Lewinsky qualunque, salvo poi scoprire che sei la segretaria della sua auto-imposta fidanzata.
Alcuni citazioni:
“Vesti male e noteranno il vestito, vesti impeccabilmente e noteranno la donna. Coco Chanel” citata da Katarine.
“Ho un cervello per gli affari ed un corpo per il peccato. Ci trovi qualcosa da ridire…?” Tess.
“Mai tagliare i ponti! Oggi giovane coglione, domani socio riccone…”, sempre Katarine.
“Lei qui è l’unica donna vestita da donna, e che non ha pensato a come si sarebbe vestito un uomo, se fosse stato una donna…”, Jack.
… e così via.
 Working girl è una commedia, ribadiamolo, ma è una di quelle che lascia il segno, se la guardi. Forse non ha contribuito a cambiare di una virgola, lo stato delle cose, e risulta anche un po’ lagnoso nel tentativo di dimostrare che se una donna, in affari, si comporta come un uomo, fallisce miseramente. Eppure seguire Tess (che è l’unica – in un mondo di segretarie – a farcela), mentre ce la fa senza sfigurare il suo essere donna, è avvincente ed emozionante
MARLENE DIETRICH IN ABITI MASCHILI FINE ANNI ‘20
MARLENE DIETRICH,FILM  MAROCCO, 1930
Diverse sono le modelle e attrici, d’eccezione e non, che hanno posato in abiti maschili, da Marlene Dietrech  ad Amelia Eahrart che viene ritratta da  Edward Steichen in abiti completamente maschili, anche  Man Ray, fotografo/artista di punta negli anni ruggenti fotografa la moglie in abiti maschili,  Katharine Hepburn che interpreta una donna pilota sovietica ne la sottana di ferro.Ed è effettivamente lei il prototipo dello stile androgino e del fascino della giacca maschile indossata con femminilità ed eleganza.
KATHARINE HEPBURN CON GIACCA E PANTALONI MASCHILI

Negli anni sessanta  Yves Saint Laurent (che fu assistente di Christian Dior) inventa il Tuxedo da donna, aveva le stesse caratteristiche dello smocking da uomo, ma con una vestibilità femminile.
Lo stile maschile nel femminile è stato determinato per sempre da questa invenzione che diede alla donna un’aura intrigante e sexy, come -forse- non lo era mai stata.
Alla fine degli anni sessanta altre icone iniziano a posare in abiti maschili, una di esse è Twiggy, modella per eccellenza in quel decennio, che venne fotografata in completo giacca-pantalone gessato con camicia bianca.
Negli anni settanta esplode il boom di questa moda, diversi fotografi si focalizzano su questo mood,  Helmut Newton ne è uno dei capostipiti, egli fotografa donne in diverse ambientazioni, tra le quali Berlino, come a rievocare il film Il portiere di notte di Liliana Cavani (in cui Charlotte Rampling veste i panni di una ebrea perseguitata durante il nazismo.
La sua immagine con il berretto lucido da ufficiale delle Schutzstaffeln, lunghi guanti di pelle nera e le bretelle sopra il seno nudo fa il giro del mondo, ma Charlotte rifugge dall’improvvisa popolarità di quel ruolo, temendo di essere imprigionata sotto un’etichetta di “regina della perversione”).
LOCANDINA DE IL PORTIERE DI NOTTE
Quelle di Newton sono donne che ricordano la fèmme fatale, la camicia pian piano si sbottona e allo stile maschile viene data un’allure femminile, quasi a far percepire un contrasto tra il gioco dei sessi, su uno sfondo sempre bianco e nero. Tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta lo stile maschile abbandona le righe e i gessati per dare spazio a fantasie: optical, animalier, polka dots, striscie e qualsiasi cosa di grafico di potesse essere, tutto estremamente pulito e lineare, sintetizzato in abiti elegantissimi, contrapposti a damaschi e velluti sempre balck&white.
Stilisti come  Giorgio Armani (vedi anche sopra) consacrano questo stile: la donna è in tailleur, è donna d’affari, è imprenditrice; lavora in banca, ricopre posizioni manageriali importanti. Anche Valentino dà un messaggio simile creando però una giacca più asciutta e avvitata, molto femminile e smilza. C’è da quel momento l’uso di una manica a guanto con la spalla molto stondata (che verrà appunto chiamata manica valentino), lui realizza la campagna pubblicitaria p/e 1983, dove riprende una Bambola bionda più levigata di Lana Turner (cit.) ispirandosi al film il bruto e la bella, la modella indossa una giacca-tuxedo interamente ricamata di paillettes bianche e nere che formano un gioco di pois tridimensionali, il cappotto è maschile al 99% in grisaglia sale e pepe con grosse spalline , al collo un foulard a stelle e pois dona femminilità.
Diversi sono gli stilisti che propongono questo tema nella moda, da Yamamoto a Watanabe a Gaultier a McQueen. La donna è uomo e l’uomo talvolta inizia a diventare un po’ più donna (questo però verso gli anni ‘90).
Anche Dolce & Gabbana oggi nelle ultime sfilate propone il tema anni ‘80, la donna è sempre più androgina, con variazioni su tema: dalla discodance con paillettes superglamour allo sprizzo romantico di pizzi e merletti.
 La giacca è  quindi entrata a far parte del guardaroba femminile, cambiano le forme (giacche più lunghe, corte, smilze, strette… da abbinare a pantaloni a vita bassa, alta, altissima, palazzo, a zampa o capri) ma la giacca ormai è un capo che la donna nel suo guardaroba trova immancabile!
Alla prossima….

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