giovedì 24 gennaio 2013

Ciao a tutti, finalmente posso tornare a scrivere un po' su F&M Closet.
Cioè il "mio" armadio di moda e cinema.

Oggi vi vorrei parlare un po' di un film molto particolare, l'ho visto diverse volte e mi ha sempre molto affascinato sia per la bellezza delicatissma e moderna di Jean Seberg che per il fascino da macho di Jean-Paul Belmondo, lui ha un fascino particolarissimo. Nel film indossa quasi sempre una camicia ma con una rilassatezza tutta sua, quasi irreale che un'uomo fuggendo possa mantenerla pulita e fresca ... ma Jea-Paul può, ... questo e molto altro...
Apparentemente è un film un po' acerbo, ma credetemi lascia il segno!

Fino all'ultimo respiro
Opera prima di Jean-Luc Godard, viene considerato uno dei suoi capolavori e manifesto della Nouvelle Vague (l'anno prima uscirono I quattrocento colpi e Hiroshima mon amour). Di fatto, la destrutturazione delle regole della tradizionale narrazione filmica, per permettervi l'irruzione della realtà di un mondo in cambiamento, i film a budget ridotto, girati in pochi giorni (60), con ciò che tale novità comportava in termini di libertà espressiva e autonomia dalle imposizioni della produzione, le innovazioni del linguaggio e delle tecniche erano destinati ad esercitare un impatto permanente sui decenni successivi.
Trama
Michel Poiccard, ladro e truffatore, mette a segno un colpo a Marsiglia, rubando un'auto. In fuga, viene inseguito da un poliziotto per eccesso di velocità e, dopo aver accidentalmente trovato una pistola nell'auto rubata, lo uccide per non essere arrestato. Tornato a Parigi per affari prima di fuggire in Italia, ritrova Patricia, una studentessa americana di cui si era innamorato.
Lei, pur ricambiando l'amore, cerca di allontanarsi da Michel

perché lo ritiene troppo sfrenato.
Intanto questi continua la sua vita spericolata rubando soldi e auto, fumando e leggendo France Soir, da cui apprende di essere braccato dalla polizia che è ormai sulle sue tracce.
Michel cerca quindi qualche modo per fuggire, provando a convincere Patricia a partire con lui per l'Italia, ma la ragazza, alla fine, decide di denunciarlo per costringerlo a scappare. Inseguito dalla polizia, Michel viene colpito da un proiettile e muore proprio sotto gli occhi di Patricia.





Regia
 Con Fino all'ultimo respiro Godard ha reinventato il linguaggio cinematografico, il regista prendeva le decisioni di giorno in giorno, dopo aver visto i giornalieri, in questo modo si ritrovava a non usare il cavalletto, realizzare lunghe carrellate senza binari e a riprendere Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg lungo gli Champs-Élysées con una macchina da presa nascosta in una bicicletta.
Sceneggiatura
La sceneggiatura approssimativa, molto esile, nata da un soggetto di François Truffaut, fu frettolosamente rielaborata per convincere il produttore Georges de Beauregard a finanziare il film. Ampio spazio viene lasciato all'improvvisazione degli attori e all'influenza dell'ambiente (Dziga Vertov e il suo manifesto Kinoki).
Cameo
Il regista francese Jean-Pierre Melville interpreta la parte dello scrittore Parvulesco. Jean-Luc Godar appare nel film nei panni di uno spione.
Riprese
Il film fu girato dal 17 agosto al 15 settembre 1959 a Parigi e a Marsiglia, con un budget di 45 milioni di franchi.
Critica
Parte della critica accusò il film di anteporre l'intento polemico contro le esauste convenzioni cinematografiche dell'epoca, all'espressione di contenuti realmente nuovi (a partire dall'esilità del soggetto). Vi fu chi scrisse: "La rivolta di Fino all'ultimo respiro è poco più di uno sberleffo, un atto di opaca e rinunciataria derisione. [...] Prima o poi anche Godard verrà archiviato come un capitolo chiuso, in attesa di nuove scoperte". Ma sappiamo invece L'eco che creò questo film!!!

Ciao Luca

Nessun commento:

Posta un commento